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Meccanismi del sonno

Meccanismi del sonno

I neurologi e i fisiologi non hanno ancora assunto una posizione univoca circa la genesi del sonno. C’è chi suggerisce un singolo meccanismo biochimico, controllato da un tipo di sostanze cerebrali (una famiglia di neurotrasmettitori) fra cui la serotonina. Altri ritengono che alla base del fenomeno vi sia un “centro del sonno” nel cervello, cioè un’area deputata ad indurre il riposo; in realtà è probabile che a indurre il sonno concorrano più elementi che coinvolgono numerosi e diversi gruppi di neuroni. La caduta dell’ipotesi del “centro del sonno” si situa in stretta analogia con il definitivo tramonto di altre simili teorie, che tendevano a suddividere il cervello in “compartimenti” ognuno adibito a una funzione specifica. In realtà, più si sviluppano gli studi sul cervello e più questo appare come un “tutt’uno” in cui ogni parte collabora con le altre per lo svolgimento di un determinato compito. L’induzione del sonno è poi influenzata da innumerevoli fattori: luce/buio, stanchezza, ansia, stress, condizioni fisiologiche dell’organismo, alimentazione, malattie, concentrazione di ossigeno nel sangue, condizionamenti dell’ambiente. L’importanza di quest’ultimo fattore è evidenziata, ad esempio, dal comportamento di persone che hanno trascorso settimane o mesi chiusi in una grotta o in un ambiente senza comunicazioni con l’esterno: si è notato che queste persone, private dei riferimenti temporali, tendevano ad allungare notevolmente le ore di veglia e quelle di sonno, restando in piedi per una ventina di ore al giorno e dormendo poi per una decina di ore.

Se sulla genesi del sonno e sull’influenza che esso ha sui diversi apparati dell’organismo si sa ancora poco, molto si conosce invece sulle varie fasi in cui il sonno si divide. Ogni volta in cui ci infiliamo nel letto per dormire, infatti, ci apprestiamo a fare cinque tipi diversi di sonno. Perché nel corso di una buona nottata di sonno il nostro organismo attraversa cinque fasi diverse. È proprio dalla “bontà” di ognuna di esse che dipende la qualità del riposo, e quindi lo stato di benessere che si prova al risveglio, che a sua volta condiziona tutta la giornata seguente. Ogni “ciclo” di sonno è composto da queste cinque fasi. La uno e la due sono le fasi del sonno leggero, la tre e la quattro sono quelle del sonno profondo, la quinta è detta “fase Rem” dalle iniziali delle parole inglesi “Rapid Eye Mouvement” (movimento rapido degli occhi), ed è la fase in cui si sogna. Ha questo nome perché è caratterizzata da un rapidissimo movimento degli occhi, che dura per tutto il tempo in cui è presente l’attività onirica. Per dormire bene un soggetto deve compiere cinque di questi cicli per notte (grosso modo ognuno di essi dura poco più di un’ora). Ciò significa che ogni individuo dovrebbe trascorrere il 50 per cento del sonno nella fase uno e due (sonno leggero), un 25 per cento nella fase tre e quattro (sonno pesante) e un altro 25 per cento nella fase Rem, cioè sognando. Questa successione ha infatti precisi riscontri nelle variazioni di frequenza cardiaca, di frequenza della respirazione, nell’attività elettrica del cervello: insomma, un “cocktail” fisiologico molto complesso che riesce bene solo se i suoi “ingredienti” sono calcolati alla perfezione. Tutto ciò è utile per dimostrare che il sonno è importante in ogni sua fase. Rubando una o due ore al proprio sonno fisiologico si rischia, infatti, di alterare questo “cocktail” e di vanificare il resto delle ore dormite. Allo stesso modo, dormire più del necessario è inutile poiché, esauriti i quattro o cinque cicli di sonno necessari, l’individuo permane in uno stato di dormiveglia (la fase due) che si prolunga indefinitamente, senza apportare alcun beneficio all’organismo.